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Il fuoco, la cucina e l’evoluzione dell’uomo

L’antropologo francese Claude Lévi-Strauss assegna alla cucina un ruolo importante nell’evoluzione umana. E una recente ricerca giapponese aggiunge che l’atto del cucinare stimola positivamente il cervello. 

Il fuoco, la cucina e l’evoluzione dell’uomo

Claude Lévi-Strauss per studiare i sistemi di comunicazione che utilizzano le società, la parentela e la mitologia ha intrapreso un viaggio nel tempo e nelle culture diverse dalla nostra.

Nel volume Il crudo e il cotto della serie Mitologiche affronta i miti legati alla scoperta e all’addomesticamento del fuoco. E nel terzo libro della serie – L’origine delle buone maniere a tavola - descrive le tradizioni culinarie e il galateo delle società indigene del Nord America partendo dal presupposto che le regole caratterizzano la specie umana in quanto tale.

Confrontando usanze e comportamenti della nostra cultura con quelli provenienti da culture lontane nello spazio e nel tempo, Lévi-Strauss cerca una matrice originaria comune, dei principi strutturali universali. Il modo di stare a tavola e la cottura dei cibi, che apparentemente possono sembrare casuali, in realtà rappresentano un mezzo di espressione delle strutture mentali di una società.

In L'origine delle buone maniere a tavola  l’antropologo francese arriva a dire: “ ...la cucina di una società traduce inconsciamente la propria struttura, o addirittura rivela, sempre senza saperlo, le proprie contraddizioni”.

In un articolo apparso nella Rivista Psicologia Analitica, la psicoterapeuta Junghiana Geneviève Guy-Gillet partendo dalle intuizioni di Lévi-Strauss e dall’osservazione di casi clinici sostiene “l'uomo cerca di stabilire attraverso la cucina il suo posto nel mondo, tra l'alto e il basso (il sole e la terra), cercando di mantenersi in rapporto con i tre ordini che lo compongono: il cosmologico, lo zoologico e il culturale. In questa costante ricerca di armonia, il fuoco di cucina, che segna il passaggio dalla natura alla cultura, è l'alleato della tendenza civilizzatrice dell'uomo”.

Secondo una ricerca giapponese, le persone che cucinano per almeno mezz’ora al giorno raggiungono uno stato di benessere migliore di chi non pratica mai questa attività. L’atto del cucinare stimola positivamente molte aree cerebrali e ha un effetto benefico sull’umore.

L’antropologia, la psicoterapia e l’osservazione scientifica sembrano d’accordo su un punto: la cucina è un fattore di crescita per l’uomo

Enrico Forzato

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