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Festa di compleanno in Barbagia

Quest’estate mi sono ritrovato alla festa di compleanno di Giorgio, un sardo di 66 anni, che nel suo appezzamento in Barbagia organizza grigliate che attirano persone provenienti da vari contesti.

Festa di compleanno in Barbagia

Il ritrovo è vicino a Desulo, paesino sulle pendici del massiccio del Gennargentu nel cuore della Sardegna, abitato fin dal neolitico.

Alcuni maiali sul ciglio della strada e un gregge di capre, seguito da un pastore in SUV, ci fanno capire che siamo quasi arrivati.

A 1.200 metri di altitudine, in un terreno scosceso in cui vivono castagni ultracentenari, Giorgio ha costruito il suo “rifugio” in cui ama circondarsi di tanti amici. Un luogo davvero speciale…

La “capanna” circolare, in grado di ospitare un battaglione, è sormontata da un camino che rappresenta un pastore con in bocca una pipa. Al piano terra, altre tavolate e panche, come in un’allegra festa di paese.

Sotto un castagno bellissimo, ampi spazi con l’impianto di vaporizzazione fatto in casa per mitigare il caldo dei pomeriggi estivi.

Ci accoglie il festeggiato, sornione e generoso mentre fervono i preparativi. Sono attesi 140 invitati, ma lui trova il tempo per condurti all’orto, raccontarti qualche aneddoto sugli ospiti illustri che hanno visitato quel luogo, farti assaggiare la ricotta salata o i formaggi ULTRAstagionati che prepara da quando era bambino.

Gli amici di Giorgio, fondamentali per la riuscita dell’evento, iniziano a curare la pancetta e il guanciale in attesa che si cucini il maiale, quello vero, che dalle 9 del mattino rilascia i suoi grassi al calore del fuoco. Non avevo mai partecipato a una “grigliata” di tali proporzioni!

Molto divertente il confronto tra i cuochi sui tempi di cottura della “bestia” e sull’intensità ottimale del fuoco. Queste disquisizioni e le remote trradizioni della Barbagia, mi richiamano l’antropologo Lévi-Strauss che scriveva: “la cottura dei cibi e la cucina di una società traducono inconsciamente la propria struttura, o addirittura rivelano, sempre senza saperlo, le proprie contraddizioni”.

Dopo una pasta al sugo di capra arriva il momento clou. Il maiale è cotto! Viene trasportato “in barella” per essere tagliato (con un forbicione da giardiniere) e suddiviso sui bellissimi taglieri di Orgosolo, la vicina cittadina conosciuta anche per i suoi murales.

Molto interessante la tradizione di servire gli antipasti, la carne e la frutta su vassoi in legno o in sughero in variopinte e fresche composizioni da mettere al centro della tavola per condividere tra i commensali.

L’atmosfera adesso è più rilassata, tutti hanno mangiato a volontà e anche in cucina tirano un sospiro di sollievo. E’ l’ora dei dolci tradizionali, delle canzoni locali con fisarmonica e del mirto…

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