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Rirkrit Tiravanija e l’arte della condivisione

Rirkrit Tiravanija alla sua prima personale, in una galleria senza opere d’arte serve cibo ai visitatori per un mese. Solo sedie, tavoli, piatti e una spontanea convivialità.

Rirkrit Tiravanija e l’arte della condivisione

Tiravanija, nato a Buenos Aires nel 1961, risiede a New York e a Berlino. Ha esposto in tutto il mondo: a Parigi, Londra, Vienna, al Museum of Modern Art di New York, alla Biennale di San Paolo e a quella di Venezia.

Tiravanija – che definisce le sue installazioni “piattaforme per condividere” (il cibo e la preparazione dei piatti, la musica, il relax, il gioco, la visione di un film…) - cerca sempre l’interazione con il visitatore.

La socializzazione è l’elemento chiave del suo lavoro che il critico francese Nicolas Bourriaud considera un valido esempio di relational art (movimento artistico che ha “come punto di partenza le relazioni umane e il loro contesto sociale, non uno spazio privato e indipendente”).

Alcuni esempi aiutano a chiarire il concetto. Nella sua prima mostra personale a Berlino, decide di basare l’installazione sui due proprietari della nuova galleria d’arte che lo avrebbe ospitato. Tiravanija trasforma lo spazio espositivo in un salotto arredato con i mobili personali dei due galleristi. Una televisione sempre accesa trasmette una soap-opera autobiografica interpretata dagli stessi galleristi, che raccontano il loro incontro e la decisione di aprire la galleria. Risultato: i visitatori hanno incontrato i due protagonisti nel loro soggiorno, anziché in una mostra.

Per la mostra Cocido y Crudo a Madrid nel 1994 Tiravanija arriva all'aeroporto, scarica una specie di bicicletta-cucina (l’opera) con cui si reca nel centro della capitale per cucinare un pranzo o una cena con le persone che avrebbe incontrato. L’autore commenta così l’esperienza: “Il lavoro era attivo finché è rimasto all'esterno, una volta entrato nel museo si è trasformato nella solita scultura appoggiata sul pavimento”.

A Colonia ricostruisce l'appartamento in cui vive, perfettamente funzionante, cucina e bagno compresi. Nello spazio, aperto 24 ore su 24 dal lunedì al sabato, la gente può passarci la notte, farsi un bagno, andare a riposare. L’esperimento dura tre mesi e "la casa" viene utilizzata da molte persone. Ad un certo punto alcuni ospiti, visto che era anche uno spazio espositivo, iniziano a presentare i propri lavori in giro per le stanze.

Tiravanija rappresenta il quotidiano e non si limita a considerare ciò che la gente vede alle mostre. Focalizzando la sua ricerca su ciò che accade al pubblico, abbatte il muro che spesso divide l’arte dalla vita.

La preparazione dei cibi e il convivio lo aiutano a compiere questa rivoluzionaria operazione. Spesso è l’artista stesso che, in gallerie d’arte trasformate in temporary kitchen, cucina e entra in relazione intima con i visitatori-ospiti.

Enrico Forzato

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