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ISTAT: Cittadini, imprese e ICT 2016

L’ISTAT ha presentato una lettura integrata sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte di cittadini e imprese.

ISTAT: Cittadini, imprese e ICT 2016

Imprese

È  stabile intorno al 98% la quota di imprese con almeno 10 addetti che utilizzano Internet mentre quelle che si connettono in banda larga mobile passano dal 63,3 al 63,8%.

Il 71,3% dispone di un proprio sito web o pagine su Internet (70,7% nel 2015). Aumentano le imprese che utilizzano almeno uno strumento social (da 37,3% nel 2015 a 39,2%); è in lieve crescita anche la percentuale di quelle che dichiarano di utilizzarne almeno due (dal 14,4% nel 2015 al 15,6%).

Famiglie

Nel 2016 la stima della quota di famiglie che accedono a Internet mediante banda larga, con una preferenza per la connessione fissa (ADSL, Fibra ottica, ecc.) sale al 67,4% dal 64,4% del 2015. A livello europeo, l’Italia si colloca al 19° posto per la diffusione della banda larga con un valore pari al 77%, con un gap di 6 punti percentuali rispetto alla media europea (83%).

Il 42,1% degli utenti di Internet usa gli smartphone per collegarsi mentre è fuori casa o lontano dal posto di lavoro; il 29% ricorre ai servizi cloud per salvare documenti o altri file per uso privato. La quasi totalità degli internauti che naviga fuori di casa o del posto di lavoro utilizzando un pc portatile fa anche ricorso allo smartphone per accedere alla Rete mentre una larga quota, pari al 22,5%, si connette esclusivamente utilizzando uno smartphone.

Sono notevoli le differenze per grado di istruzione e condizione professionale delle persone: ad aver navigato in Rete negli ultimi 12 mesi sono soprattutto i laureati (90,7%) e i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (93,5%), mentre la quota scende a 60,3% tra chi è in possesso di licenza media e al 73,2% tra operai e apprendisti.

Nel 2016 ha utilizzato il web per accedere a contenuti culturali l’85,8%9 delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi 3 mesi; ben il 68,9% hanno guardato online contenuti video da servizi di condivisione (es. You Tube), più della metà (55,2%) hanno consultato giornali, informazioni, riviste online e il 49,9% vi ha ascoltato la musica (es. web radio, musica in streaming). Più di un italiano su quattro si è connesso ad Internet per guardare la televisione in streaming o on demand (28,0%). I maggiori fruitori di contenuti culturali online, con l’eccezione della lettura di giornali, informazioni o riviste, sono i 15-24enni.

Commercio elettronico: acquisti e vendite online

L’11% delle imprese con almeno 10 addetti ha venduto online i propri prodotti nel corso dell’anno precedente (10% nel 2015); la quota sale al 30,5% nel caso di imprese con almeno 250 addetti, mentre scende al 7,6% (era 6,7% nel 2015) se consideriamo tutte le imprese che hanno effettuato vendite online per un valore almeno pari all’1% del proprio fatturato totale.

Crescono lievemente le imprese che vendono via web (8,8% contro 7,9% del 2015), tale canale continua a essere preferito rispetto ad altri online. Fra le imprese che vendono via web predominano quelle che hanno come compratori i consumatori privati (81,7% rispetto al 78,9% del 2015) anziché imprese e amministrazioni pubbliche (59,1%).  Il 98,6% delle imprese vende via web a clienti residenti in Italia, il 62,4% a quelli dell’Unione europea e il 47,0% a tutti gli altri.

Parte delle imprese attive nel commercio via web ha indicato di aver incontrato alcune limitazioni alle vendite, dovute per la maggior parte (20,2%) ai costi connessi all’avvio dell’e-commerce, ben superiori ai benefici attesi.

Le imprese che, invece, non hanno effettuato vendite via web nel corso dell’anno precedente, oltre a indicare come ostacolo l’inadeguatezza dei propri beni alla vendita via web (53,2%), hanno incluso fra i fattori frenanti la logistica (trasporto, spedizione e consegna delle merci vendute via web, 29,4%), i costi di implementazione (27,4%) e i problemi relativi ai pagamenti online (21,9%); seguono quelli legati alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati (18,5%) e al quadro legislativo di riferimento (17,9%)

Rispetto al 2015 aumenta dal 48,7% al 50,5% la quota di individui di 15 anni e più che hanno navigato in Internet e effettuato acquisti online nei tre mesi precedenti l’intervista (il 13,3% ha fatto uno o due ordini, il 9,2% tra i tre e i cinque, il 3,6% tra sei e dieci). Sono più propensi ad acquistare online gli uomini (54,4%), le persone tra i 20 e i 34 anni (60,0%) e i residenti nel Nord-est (55,8%).

I beni più acquistati sono i servizi riguardanti “viaggi e trasporti” (40,9%) e “abiti e articoli sportivi” (40,2%), resta invece ancora poco diffuso l’acquisto di prodotti alimentari (8,6%).

I servizi più utilizzati online sono quelli bancari (41,3% degli internauti), soprattutto nella classe di età 35-44 (48,7%) e quelli di pagamento (come ad es. paypal) usati dal 34,4% degli utenti, con un picco tra i 20 e i 34 anni (43,2%), mentre il ricorso alle Rete per vendere merci o servizi (per es. tramite ebay) è praticato dal 9,3% degli utenti (con una diminuzione di 4 punti percentuali rispetto al 2015).

Si registra nel 2016 una forte distanza tra il Nord e il Mezzogiorno, di 20 punti percentuali per l’e-banking e di più di 10 punti per i servizi di pagamento.

Pur non avendo fatto acquisti tramite il web negli ultimi tre mesi, una larga percentuale di persone, ha comunque effettuato ricerca online di informazioni su merci o servizi e/o usato il canale online per la vendita di beni (9 milioni 318mila, il 40,9% degli utenti di Internet negli ultimi tre mesi che “non-praticano” e-commerce).

Popolazione di riferimento

L'indagine è condotta su un campione di circa 24mila famiglie.

La rilevazione è campionaria nel caso di imprese con almeno 10 addetti e meno di 250 addetti, mentre è censuaria per quelle di maggiore dimensione; in totale il campione (comprensivo delle unità censite) era pari a 32.834 imprese rappresentative di un universo di 182.408 imprese

La raccolta dati per l’indagine sulle imprese si è svolta nel periodo maggio-luglio 2016 mentre quella sugli individui è stata realizzata nel mese di marzo 2016

Fonte: ISTAT (21 dicembre 2016)

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