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Rapporto ICE - Prometeia 2017

Gli scambi mondiali di manufatti  nel 2017 dovrebbero crescere del 4,6% rispetto al + 2,9% registrato nel 2016 (peggior risultato dal 2009). 

Rapporto ICE - Prometeia 2017

Le previsioni ICE-Prometeia per il biennio 2018-19 confermano questo trend favorevole e mostrano un’ulteriore accelerazione degli scambi al 5,5% il prossimo anno e un assestamento al 5,3% in quello successivo.

Nel triennio analizzato nel  Rapporto, gli scambi mondiali di manufatti aumentano quindi oltre il 5% annuo, un risultato che, pur rimanendo lontano dai picchi di maggior sviluppo della globalizzazione (8,4% tra il 1995 e il 1997, 8,6% tra il 2004 e il 2006), descrive un commercio mondiale in linea con il suo trend di lungo periodo (5,4% la variazione media negli ultimi 25 anni).

Importazioni di manufatti

Importazioni mondiali di manufatti Previsioni

L’attuale stagione del commercio internazionale trae vantaggio dal sostanziale allineamento del ciclo economico nelle principali aree. Se nel corso del 2016 il risultato deludente per le importazioni mondiali era gravato da alcune situazioni critiche (negative in particolare l’America Latina, l’Asia matura, l'Africa e il Medio Oriente), lo scenario del 2017 è più omogeneo.

La ripartenza degli investimenti cinesi, il ritorno alla crescita di altri importanti emergenti (Russia, Brasile, Emirati, Arabia Saudita per citare i più rilevanti per l’Italia  e il consolidamento della ripresa nelle economie mature (Stati Uniti in particolare) hanno ridotto il divario tra le regioni più performanti e quelle meno dinamiche (da oltre 20 punti nel 2016 a meno di 6 nel 2017). Su questo maggior equilibrio tra i mercati e su una ripartenza degli emergenti si articolano le opportunità delle imprese italiane nel prossimo biennio.

L’Asia emergente torna ad essere, insieme al Nord America, uno dei principali motori per lo sviluppo degli scambi mondiali, passando da una crescita annua del 2% nel 2016 (inferiore quindi all’evoluzione degli scambi mondiali) a una dell’8,3% nel 2017 (quasi quattro punti più alta del dato medio).

Il ritorno alla crescita dell’import indiano, ma soprattutto l’accelerazione di quello cinese (il secondo mercato al mondo per dimensioni dei flussi assorbiti) hanno ravvivato una domanda asiatica rimasta ai margini della crescita l’anno precedente.

Si sono rafforzati i segnali di uscita dalla fase recessiva in Russia e in Brasile, anche grazie al rientro delle pressioni inflazionistiche e al conseguente allentamento delle condizioni monetarie.

Nei paesi dell’area dell’euro, le aspettative sulla crescita sono state ripetutamente riviste al rialzo durante l’anno in corso, anche in virtù di uno scenario politico che dopo le elezioni francesi è andato rasserenandosi. Dopo un 2017 di crescita più contenuta rispetto all’anno precedente (3,2%), dal 2018 la crescita delle importazioni dei paesi aderenti alla moneta unica è prevista tornare sopra il 4%. Un miglioramento del mercato del lavoro e una politica fiscale tornata neutrale dopo anni di austerità potranno favorire la domanda dal lato del consumo.

Settori

Per la meccanica, primo settore di esportazione dell’Italia, si stima che la domanda mondiale di importazioni chiuderà il 2017 con una crescita del 4,2% ed è prevista in ulteriore accelerazione nel 2018.

Nei beni di consumo, dopo un 2017 più contenuto, sia il sistema moda sia l’arredo potranno contare su tassi di crescita delle importazioni mondiali tra il 6,5 e il 7% nel prossimo biennio.

Rimane strutturalmente più lenta la domanda internazionale dell’alimentare, ma in questo settore le prospettive dell’Italia passano soprattutto da un aumento della penetrazione commerciale.

Quali opportunità per l’Italia?

Guardando ai primi venti mercati di esportazione per l’Italia emerge un quadro piuttosto articolato, con l’occasione da un lato di sfruttare una fase favorevole di mercati chiave e, dall’altro, l’esigenza di accelerare il presidio in geografie più lontane. Cina, Polonia ed Emirati, tra gli emergenti, rappresentano i mercati più dinamici e, insieme alla Russia, un’occasione per le imprese italiane di rientrare su mercati comunque importanti dopo un periodo di difficoltà.

Tra i maturi, gli Stati Uniti continueranno a guidare la graduatoria dei paesi più dinamici. Su questo mercato l’Italia è chiamata a confermare una performance particolarmente positiva che, al di là della crescita della domanda in sé, si legge anche in una quota italiana aumentata di 3 decimi di punto negli ultimi 5 anni.

Meno dinamico in termini relativi lo scenario atteso per i principali mercati maturi dell’Unione Europea, dove solo Germania e Spagna mostrano un potenziale se non linea, solo di poco inferiore a quello mondiale. Più complicato lo scenario Francia, la cui domanda è penalizzata soprattutto dalla dinamica degli investimenti interni, e del Regno Unito, che alla fine dell’orizzonte di previsione sarà da considerarsi al di fuori dell’Unione.

Il fattore generazionale nei mercati emergenti

La rete è certamente uno strumento fondamentale per colmare la distanza che ancora separa l’offerta italiana dal potenziale di domanda dei principali mercati emergenti. L’immagine del nostro paese nei prossimi anni dipenderà  sempre più dai post e dalle storie raccolte on line, dall’accoglienza nell’ambito di un viaggio in Italia e dal dialogo diretto che le imprese sapranno costruire attraverso tutti i nuovi canali.

L’età media dei consumatori che vivono nei nuovi mercati è mediamente più bassa rispetto a quella dei consumatori dei mercati tradizionali, una caratteristica che ha implicazioni nella modalità d’approccio all’internazionalizzazione. Se gli under 40 sono ormai la maggioranza in tutti i mercati emergenti analizzati, i cosiddetti nativi digitali (idealmente fino ai 30 anni) lo sono già in 17 paesi sui 20 analizzati.

Alla luce della demografia lo sviluppo della rete e del commercio elettronico diventa per i mercati emergenti un vero e proprio strumento indispensabile, soprattutto in chiave futura.

In mercati come la Cina (oltre 730 milioni di persone che navigano on line) circa il 33% acquista on line prodotti esteri almeno una volta all’anno. Si tratta per le imprese italiane di un mercato potenziale che vale quanto la somma della popolazione di quattro pilastri degli scambi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna).

 

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