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Rapporto ICE Prometeia 2018

Lo scenario degli scambi mondiali appare in rallentamento: nel 2018 gli scambi di manufatti sono stimati aumentare del 4,5% (0,3 punti meno del 2017).

Rapporto ICE Prometeia 2018

Nel 2019 la domanda mondiale proseguirà la decelerazione fino al 4,1% e solo a partire dal 2020 tornerà ad accelerare il trend del commercio internazionale.

Tutte le principali aree analizzate nel Rapporto hanno sperimentato nel 2018 un incremento delle importazioni, con tassi di crescita a prezzi costanti compresi tra il 3,9% dei Paesi Maturi vicini e il 5,9% degli Emergenti vicini.

Per il prossimo biennio lo scenario è piuttosto articolato tra le aree con un punto di minimo della crescita per Europa e Nord America nel prossimo anno e una nuova accelerazione solo nel 2020. Per gli altri raggruppamenti lo scenario è invece di accelerazione già a partire dal 2019.

Il diffondersi nel mondo di politiche commerciali selettive potrebbe condizionare la ripresa. La natura diffusa dell’internazionalizzazione italiana (secondo Eurostat, 88.000 esportatori manifatturieri rispetto a 71.000 della Germania e 23.000 della Francia) rende le imprese nazionali più vulnerabili a un inasprimento delle barriere artificiali e quindi più condizionabili da uno scenario avverso, in un momento di buon andamento dell’export nazionale (il numero degli esportatori è cresciuto del 20% dal 2009).

Durante l’ultimo ventennio l’Italia, insieme alla Germania, è il paese avanzato che ha meglio difeso il proprio posizionamento competitivo nella manifattura globale. Guardando al periodo dopo la crisi, l’Italia ha visto passare da negativo a positivo il proprio saldo commerciale con l’estero.

Certamente non sono mancati elementi di criticità soprattutto tra le parti più fragili del sistema economico. L’ingresso di nuovi produttori emergenti sui mercati ha portato a uno spiazzamento competitivo per molte imprese con contrazione della quota di mercato. Persiste per l’Italia il rischio di marginalizzazione rispetto a una competizione internazionale sempre più agguerrita e su direzioni di crescita spesso lontane dalle coordinate geografiche tradizionali.

Per quanto in salita negli ultimi anni, il peso dell’export sul PIL arriva in Italia al 31%, in linea con la Francia, ma inferiore a Spagna (34%), Germania (47%) e media UE nel suo complesso (46%).

La dinamica recente della quota di mercato negli Stati Uniti e in Cina, primi due importatori mondiali di merci, è per certi versi emblematica di come pur davanti a mercati e consumatori differenti, i fattori di successo siano riconducibili più a strategie, qualità e posizionamento dei prodotti che alla loro mera convenienza rispetto ai concorrenti.

Quote di mercato dell’Italia

Nei paesi Emergenti Europei (Albania, Bulgaria, Rep. Ceca, Croazia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania, Russia, Turchia, Ucraina), la Germania è il principale esportatore, con 184 miliardi di euro (quota del 21,2%), la Cina (quota del 10,7%) è in seconda posizione, l’Italia in terza posizione esporta manufatti per oltre 53 miliardi e mantiene invariata dal 2012 la propria quota del 6,1%.

I paesi del Medio Oriente e Nord Africa hanno importato da imprese cinesi oltre 78 miliardi di manufatti nel 2017 (un quinto domanda di acquisti dall’estero). Seguono: India, Germania (7,3% di quota) e Stati Uniti. L’Italia occupa la sesta posizione tra i fornitori dell’area (5,1% del fabbisogno di prodotti importati) e ha perso negli ultimi cinque anni due decimi di punto.

Dal 2017 l’economia dei paesi Maturi Lontani (Stati Uniti, Canada, Australia, Israele, Nuova Zelanda, Hong Kong, Giappone, Sud Corea, Singapore, Taiwan) è cresciuta a ritmi sostenuti e si stima che nel biennio 2018-2019 il suo tasso di crescita raggiungerà il picco massimo. A partire dal 2020 seguirà una fase di progressiva moderazione dei ritmi espansivi.

Nel 2017 la quota di mercato dell’Italia nell’area Nord America, Oceania e Israele si è attestata al 2,2% (dal 2012 incremento di quattro decimi di punto). La quota nell’area dei maturi asiatici nello stesso periodo è rimasta stabile all’1,2%.

L’Italia si colloca al nono posto tra i principali paesi di origine delle importazioni di quest’area. Tra i principali concorrenti italiani e fornitori dell’area, Cina, Messico e Sud Corea hanno incrementato la loro quota più dell’Italia, Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania e Regno Unito hanno peggiorato il loro posizionamento.

Per quanto riguarda i Maturi asiatici, l’Italia non si trova tra i primi 10 esportatori (la Germania, con una quota pari al 3,6%, è l’unico paese UE a collocarsi tra i primi 10 esportatori).

L’Asia emergente è la locomotiva degli Emergenti Lontani (Cina, Indonesia, India, Kazakistan, Malesia, Pakistan, Filippine, Thailandia, Vietnam, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù, Venezuela, Angola, Etiopia, Ghana, Kenya, Nigeria, Sud Africa), con una stima di variazione delle importazioni di manufatti del 10,1% rispetto al 2017, in continuità con il 12,4% registrato lo scorso anno.

Nel 2017 le importazioni di manufatti italiani da parte dei paesi Emergenti Lontani si sono attestate a 37,8 miliardi di euro, in forte crescita (+14,1%) rispetto al risultato del 2016. In termini di posizionamento, la congiuntura favorevole dell’area ha permesso alle imprese italiane di consolidare la propria quota di mercato. Tuttavia, in queste regioni la quota italiana è inferiore a quella registrata negli altri aggregati geografici, a sostanziale conferma delle difficoltà sperimentate dalle nostre imprese nell’aggredire i mercati lontani.

Le imprese italiane hanno ottenuto i risultati migliori, attestandosi all’ottavo posto tra i principali paesi fornitori dei mercati latino-americani (quota manifatturiero pari all’1,9%) In Asia, l’Italia rimane abbondantemente fuori dalla top ten dei principali esportatori, con una quota pari all’1,2% del totale, circa un quinto di quella tedesca.

Nei paesi dell’Africa Meridionale, le esportazioni dei paesi avanzati incidono in maniera significativa. L’Italia,  con una quota pari al 2,5% è al nono posto della classifica dei principali esportatori, superata in corso d’anno dal Giappone e più indietro rispetto a Cina e India (al primo e terzo posto), ma anche ai diretti competitor quali Germania, Francia e Regno Unito. Nel complesso, in questo raggruppamento, le imprese italiane lasciano sul terreno uno 0,2% in quota dal 2016.

Fonte: ICE - Prometeia

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