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Scultura di filo spinato di Toni Bullo

Toni Bullo ha esposto una scultura nell’ambito dell’iniziativa “Cibi condimentum esse famem” in programma dal 18 giugno al 31 luglio 2015 in via Gorani, 7 a Milano.

Ai sedici artisti selezionati per questo progetto patrocinato da Expo Milano 2015, è stato chiesto di:

  • “rendere visibile l’invisibile, indagare il concetto di fame intesa come mancanza, soddisfazione atavica e spirituale, fame di emozioni, di conoscenza, di comunicazione, di amore, di cultura
  • ampliare lo sguardo a riflessioni, etiche e politiche, legate agli sprechi e alle disparità tra chi ha troppo e chi nulla”.

Diverse le tecniche utilizzate che spaziano dalla fotografia alla pittura, all’arte digitale, multimediale, installativa e performativa.

Call me di Toni Bullo

“Call me”

“Call me” è una sfera di filo spinato con all’interno uno smart phone che il pubblico può contattare (la base d’appoggio della scultura riporta il numero per telefonare o inviare un messaggio: 334 2652786).

Utilizzando il filo spinato, Toni Bullo carica di significato simbolico e plasticità l’opera e pone un confine acuminato che l’osservatore può oltrepassare solo grazie alla comunicazione digitale.

Olivier Razac, in “Storia politica del filo spinato” (Ombre Corte, 2001) riflette su questo ruvido dispositivo di potere che ha mutato nel tempo la sua essenza.

Nel Nordamerica, ha delimitato i territori sottratti dai colonizzatori agli indiani e ha protetto le mandrie. In Europa, ha difeso dagli attacchi nemici le trincee nella prima guerra mondiale e, trent’anni dopo, ha ingabbiato le vittime del genocidio nazista.

La scultura ci ricorda che il filo spinato non è più tanto uno strumento per respingere l'esterno e preservare l'interno, quanto una “soglia” che delimita un “dentro” rispetto a un “fuori”, una barriera sempre più immateriale che utilizza la video sorveglianza, i sistemi di riconoscimento della retina... Chi è "fuori" oggi non ha più bisogno di fili spinati per essere riconoscibile a chi è "dentro".

Questa sorta di cactus dal cuore tecnologico suggerisce alla mente varie immagini e metafore:

  • il divario digitale tra Paesi
  • l’iniqua distribuzione delle risorse naturali
  • il mondo privilegiato, affamato di emozioni, che si difende dall’assedio degli immigrati
  • le relazioni interpersonali sempre più povere, vuote e mediate dalla tecnologia…

La domanda che sorge spontanea è: “Conviene lasciarsi risucchiare all’interno della sfera protetta e ipertecnologica, o è meglio rimanerne fuori per provare a conservare un briciolo di consapevolezza?”

Altri artisti partecipanti

  • Cibi condimentum esse famemAlessandra Baldoni
  • Alizia Lottero
  • Christian Zanotto
  • Franco Donaggio
  • Giancarlo Marcali
  • Gianluca Chiodi
  • Marco Bertin
  • Marianna Gasperini
  • Matteo Bosi
  • Maurizio Gabbana
  • Nicola Fornoni (attività performativa)
  • Paola Turroni (attività performativa)
  • Pierpaolo Koss
  • Vania Elettra Tam
  • Vittorio Comi.

Con la curatela di Sandra Benvenuti.

Informazioni:

Galleria Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea
sr@sabrinaraffaghello.com

Frattura Scomposta contemporary art magazine

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